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Roma

Il vaso distrutto diventa un capolavoro: la performance, involontaria, di Luigi Ontani all'Ara Pacis.


E' destinata ad essere ricordato come il gesto più "futurista" nell'anno in cui celebra il centenario del movimento creato da Filippo Tommaso Marinetti, anche se in questo caso le manifestazioni ufficiali non c'entrano niente.
Anzi a far da cornice all'accaduto è l'Ara Pacis, a Roma, dov'è in corso una mostra-celebrazione dedicata al nume tutelare del design italiano, Alessandro Mendini.
Protagonista l'artista Luigi Ontani che ieri, eludendo il sistema di sorveglianza è riuscito ad afferrare uno dei vasi in mostra e distruggerlo gettandolo al suolo, un modo come un altro di smentire i curatori della mostra, e lo stesso Mendini, che improvvidamente aveva abbinato all'opera una targa che ne attribuiva la creazione ad una collaborazione con l'artista bolognese.
Dopo aver mandato l'opera in mille pezzi l'artista, prima di essere bloccato dal servizio di sorveglianza, è riuscito ad estrarre dalla tasca un pennarello color oro e scrivere proprio sopra la targa che recitava la collaborazione "falso".
Un gesto meditato tutta la notte, come ha sostenuto lo stesso artista, famoso per le sue performance che anche all'Ara Pacis non ha smentito la sua fama.
L'ANTEFATTO
Malgrado una stima reciproca lo leghi a Mendini, con cui in passato aveva anche collaborato, da anni sembrava essere sceso un gelo tra i due proprio per colpa del vaso incriminato.
L'opera era infatti frutto di una collaborazione targata Alessi e firmata da Mendini che aveva progettato il design di una serie di vasi la cui decorazione era stata poi affidata ad una serie di artisti italiani.
Tra questi anche l'Ontani che realizzo il decoro ma non ne autorizzò mai l'utilizzo, tanto dall'aver diffidato a suo tempo sia l'Alessi che Mendini.
E così una volta saputo che all'Ara Pacis tra le opere esposte c'era anche il vaso della discordia Ontani, risentito, ha deciso di andare prendersi la sua rivincita.
"Va bene che sono distratto, ma non fino al punto di scordare un mio lavoro o di aver perso una causa - ha dichiarato l'artista - Io non firmo contratti, nessuno ha mai autorizzato quel lavoro.
Chi gliel?ha dato? Quel vaso è orribile, si sono limitati a riprodurre una mia opera a olio su un fondo scuro assolutamente inadatto.
Non si tratta della riproduzione su una maglietta, avrei lasciato correre, ma di un museo, con il mio nome esposto.
Dovevo fare qualcosa, e l?ho fatta".
L'EPILOGO: ADESSO I COCCI SONO UN'OPERA D'ARTE
E così se il vaso in se stesso forse non era un'opera d'arte la sua distruzione è diventata una vera e propria performance, come ha intuito anche l'assessore alla cultura capitolino Umberto Croppi, che ha dato disposizione perch? i cocci fossero raccolti ed esposti al pubblico in una teca.
Tutto con il beneplacido dello stesso Mendini il quale, una volta saputa la notizia avrebbe commentato: "Geniale. Sono d'accordo".
2009-04-10 Roberto Canali


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