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Roma

Fotografia e architettura, un rapporto quasi esclusivo


Chi, facendo il turista in qualche città straniera, non ha mai scattato una foto ad un monumento storico, o ad un edificio particolare? E le città che vediamo nella cartoline non le riconosciamo fin da subito per le architetture che ne diventano persino il simbolo? Basti pensare al Duomo per Milano, al Colosseo per Roma,, alla Tour Eiffel per Parigi, al Big Ben per Londra, alla Statua della Libertà per New York.
Riflettendoci un attimo, ognuno di noi si può accorgere di come la fotografia e l'architettura intrattengano uno speciale rapporto. Il quale sembra privilegiato sin dagli albori della fotografia, quando ancora essa era nient'altro che tecnica, e non arte: quello che si può considerare il primo scatto, ad opera di Joseph Nicèphore Nièpce nel 1826, ritraeva proprio un paesaggio architettonico: nonostante la scarsa nitidezza dell'immagine, si possono distinguere due torri-campanili, ed un tetto.
A ripercorrere la storia degli intrecci tra le due arti, è Giovanni Fanelli, che nel suo volume "Storia della fotografia di architettura" (ed. Laterza, euro 30, pg. 462) racconta e illustra come la fotografia sia divenuta nel tempo un autentico e indispensabile strumento di lavoro per gli architetti, che ne fanno uso dalla progettazione alla realizzazione dei loro costrutti.
2009-04-08 Roberto Cirillo


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