Vetro&Alluminio: così la fabbrica cambia pelle

Un architetto con l'anima dello stilista. Se volessimo trovare uno slogan probabilmente il più efficace per descrivere il lavoro di Maurizio Zambelli potrebbe essere questo.
Se infatti Ferrè o Dolce e Gabbana disegnano le loro esclusive creazioni pensando a donne da sogno, l'architetto di Bergamo concepisce le sue creazioni, ugualmente esclusive, "vestendo" gli edifici grazie alle sue geniali intuizioni.
"Avranno meno charme ma almeno gli edifici non si muovono ed è più facile prendere le misure - sorride - L'unica cosa che invidio agli stilisti è la maggiore libertà. Noi alla fine dipendiamo sempre dai committenti che però alle volte sono realmente illuminati e diventano dei veri mecenati".
Un po' quello che è capitato con la ristrutturazione della "Lovato Electric S.p.a" di Gorle, dove nei mesi scorsi Zambelli ha "firmato" la sua ultima creazione. "La collaborazione con la Lovato è iniziata nel 2000, quando mi hanno commissionato la realizzazione della loro nuova sede - spiega - in quel caso abbiamo scelto per una struttura molto funzionale e luminosa, in grado di garantire spazi e confort ai dipendenti e insieme fosse fatta per durare nel tempo e abbattere le spese di manutenzione.
Siccome l'azienda si occupa di teleruttori elettrici la suggestione è stata quella di creare un'architettura in movimento, una scatola che si apre e si piega, come mi piace definirla, fatta di volumi sovrapposti che ne mutano l'immagine a seconda dei punti di vista".
Il risultato è stato davvero sorprendente, una struttura funzionale e insieme Hi-Tec capace di rappresentare pienamente il brand della Lovato.
La vera sfida per Zambelli è però arrivata l'anno scorso, con il progetto per la ristrutturazione della vecchia sede. "La nuova e la vecchia struttura sono vicinissime tra di loro, quindi l'obiettivo è stato quello di creare un unicum che creasse emozione.
Anzichè intervenire sull'edificio esistente ho preferito vestirlo con una struttura in pannelli "Reynobond" realizzati su disegno in grandi dimensioni e ancorati alla sottostruttura". Questa "seconda pelle" in vetro e alluminio ha consentito di trasformare completamente il vecchio edificio, garantendo una perfetta ventilazione naturale e l'isolamento acustico.
"Non più la vecchia fabbrica ma un'architettura aperta, sia verso l'esterno che l'interno".
Se infatti Ferrè o Dolce e Gabbana disegnano le loro esclusive creazioni pensando a donne da sogno, l'architetto di Bergamo concepisce le sue creazioni, ugualmente esclusive, "vestendo" gli edifici grazie alle sue geniali intuizioni.
"Avranno meno charme ma almeno gli edifici non si muovono ed è più facile prendere le misure - sorride - L'unica cosa che invidio agli stilisti è la maggiore libertà. Noi alla fine dipendiamo sempre dai committenti che però alle volte sono realmente illuminati e diventano dei veri mecenati".
Un po' quello che è capitato con la ristrutturazione della "Lovato Electric S.p.a" di Gorle, dove nei mesi scorsi Zambelli ha "firmato" la sua ultima creazione. "La collaborazione con la Lovato è iniziata nel 2000, quando mi hanno commissionato la realizzazione della loro nuova sede - spiega - in quel caso abbiamo scelto per una struttura molto funzionale e luminosa, in grado di garantire spazi e confort ai dipendenti e insieme fosse fatta per durare nel tempo e abbattere le spese di manutenzione.
Siccome l'azienda si occupa di teleruttori elettrici la suggestione è stata quella di creare un'architettura in movimento, una scatola che si apre e si piega, come mi piace definirla, fatta di volumi sovrapposti che ne mutano l'immagine a seconda dei punti di vista".
Il risultato è stato davvero sorprendente, una struttura funzionale e insieme Hi-Tec capace di rappresentare pienamente il brand della Lovato.
La vera sfida per Zambelli è però arrivata l'anno scorso, con il progetto per la ristrutturazione della vecchia sede. "La nuova e la vecchia struttura sono vicinissime tra di loro, quindi l'obiettivo è stato quello di creare un unicum che creasse emozione.
Anzichè intervenire sull'edificio esistente ho preferito vestirlo con una struttura in pannelli "Reynobond" realizzati su disegno in grandi dimensioni e ancorati alla sottostruttura". Questa "seconda pelle" in vetro e alluminio ha consentito di trasformare completamente il vecchio edificio, garantendo una perfetta ventilazione naturale e l'isolamento acustico.
"Non più la vecchia fabbrica ma un'architettura aperta, sia verso l'esterno che l'interno".
2008-10-27 Roberto Canali
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