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Migrazione: "malattia" diffusa tra i giovani


Un lavoro, un prodotto, un progetto, un'architettura nasce, si sviluppa, viene portata a termine, realizzata! Anni fa esisteva "Il professionista", "l'Architetto" che veniva visto come una figura intoccabile e inavvicinabile, alla quale era sconsigliato rivolgersi per proporre suggerimenti. Regnava un'aria di assoluta monarchia.
Tutti erano succubi dell'"A" - mai nessuno si sarebbe azzardato a contraddirne le idee - e si era orgogliosi di servirlo perch? lo si temeva! Oggi negli studi professionali si respira per fortuna un'aria diversa; chi vince ? il team, la squadra, non il singolo.
L'A ? perito dietro il suo io. Lo "studio di architettura" oggi ? composto da un lato da chi procaccia il lavoro, lo imposta, lo organizza, "ci pensa"? dall'altro da chi lo aiuta a pensarlo e a produrre tutto quel materiale e quegli elaborati che servono affinch? il lavoro possa svilupparsi fino a diventare "prodotto", fino ad essere realizzato.
Queste due figure sono parte di un'unica entit? che persegue "l'obiettivo della qualit?" per arrivare poi ad un "prodotto eccellente".
Per creare la squadra vincente occorre tempo e pazienza, bisogna cercare, trovare, allenare, incentivare, responsabilizzare. Per crescere occorre che la squadra sia unita, sia stimolata e che ognuno possa contare sull'altro come in una famiglia.
Questo percorso spesso inizia, si crea la squadra ma ad un certo punto qualche cosa si rompe, si inclina... si sbaglia qualcosa (chi sbaglia?), e inizia la voglia di migrazione? La migrazione ? una malattia diffusa tra i giovani professionisti, tra i collaboratori? Sempre alla ricerca della chimera? a volte non si rendono conto di averla gi? trovata e demoralizzati di fronte alle problematiche preferiscono fuggire invece che affrontarle.
Quando una squadra funziona, quando si ? creato il feeling tra le persone, si ? raggiunto il vero obiettivo, la cosa pi? importante! Il resto sar? sempre flessibile di cambiamenti? ogni problema verr? affrontato e risolto e cos? l'obbiettivo dell'eccellenza verr? sempre raggiunto!
Oggi a mio parere manca a volte la pazienza di costruire "insieme", nel tempo, un progetto, un'architettura, un obiettivo che permetta di essere fieri e orgogliosi di appartenere ad un team e di rendersi conto che la somma di tanti piccoli contributi pu? portare ad un'eccellenza "visibile"!
Le migrazioni, gli abbandoni demoralizzano, e se avessi sbagliato tutto? E se aveva ragione l'A? Allora preferisco sbagliare!!!



L'architetto Francesco Claudio Dolce
Francesco Claudio Dolce ? docente presso il Politecnico di Milano, Facolt? di Architettura e Societ?, (Tecnologie per l'igiene edilizia e ambientale - Tecnologia dell'architettura). Libero professionista, Studio Associato d'Architettura i3D (www.itredi.com) a Milano.
Da sempre alla ricerca di innovative soluzioni architettoniche atte a garantire un efficace risparmio energetico nel campo dell'edilizia civile, l'architetto Dolce ha curato diverse progettazioni di edifici certificati, tra cui recentemente il primo edificio plurifamiliare certificato A da CasaClima a Milano.
2008-09-04


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