"Uscire dalla crisi si può a patto che le banche tornino a finanziare le imprese"
Monito del presidente della Banca d'Italia, Mario Draghi:"Il tasso di crescita delle imprese si è annullato, lo scorso anno era del 12%".

Per usare una battuta si potrebbe dire che la situazione è grave, anche se non disperata, stando almeno a quel che ha delineato in mattina il governatore di Banca Italia, Mario Draghi, nel corso dell'Assemblea Annuale che da sempre è motivo di riflessione e analisi sullo stato economico del sistema Italia.
Il Governatore ha infatti rivelato quello di cui tutti, magari in maniera empirica, c'eravamo accorti: il credito alle imprese è praticamente fermo e questo rende nel nostro paese più pesanti gli effetti di una crisi che probabilmente affrontata con maggior coraggio da parte degli istituti di credito avrebbe potuto avere effetti ben più limitati.
Sono le banche infatti ad essere messe sul banco d'accusa dalla relazione di Draghi, senza forzare i toni, com'è nello stile del governatore, eppure in modo perentorio. "Il tasso di crescita del credito alle imprese non finanziarie si è annullato, era del 12 per cento un anno prima, nello stesso modo continuano a rallentare anche i prestiti alle famiglie".
Settori particolarmente colpiti dalla stretta del credito l'industriale e il commerciale.
"Minori investimenti industriali e immobiliari, minori consumi di beni e servizi spiegano parte del rallentamento. Ma è anche l'offerta di finanziamenti delle banche ad aver decelerato, innanzitutto per le difficoltà di provvista a medio e a lungo termine e per l'aumento del rischio di credito".
Esemplificativa in questo senso un'indagine condotta dalla Banca d'Italia dalla quale si evince che l'8 per cento delle imprese ha ricevuto un diniego a una richiesta di finanziamento: si tratta del valore più elevato dalla metà degli anni Novanta, specie considerando che un anno fa la quota era inferiore al 3%.
"Oltre il 10 per cento delle imprese dichiara di aver ricevuto, da ottobre, richieste di rimborsi anticipati - ha spiegato Draghi nella sua relazione - Il fenomeno, più intenso nel Mezzogiorno, investe l'intero Paese e riguarda anche aziende di dimensione non piccola".
Mai state "cuor di leone" neppure in tempi in cui il mercato tirava le Banche adesso si sono chiuse a riccio, un male visto che questo frena la ripartenza e limita le possibilità di ripresa del sistema paese.
"Non si puo' chiedere alle banche di allentare la prudenza nell'erogare il credito - ha sottolineato Draghi - Non è nell'interesse della nostra economia un sistema bancario che metta a rischio l'integrità dei bilanci e la fiducia di coloro che gli affidano i propri risparmi.
Quel che si può e si deve chiedere alle nostre banche è di affinare la capacità' di riconoscere il merito di credito nelle presenti, eccezionali circostanze".
Due le possibili soluzioni: in primis favorire le iniziative di potenziamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese recentemente adottate dal Governo, poi valutare l'ipotesi di estendere, come in altri paesi, le forme di garanzia pubblica sui prestiti a una più ampia compagine di imprese.
La fiducia non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile".
Il Governatore ha infatti rivelato quello di cui tutti, magari in maniera empirica, c'eravamo accorti: il credito alle imprese è praticamente fermo e questo rende nel nostro paese più pesanti gli effetti di una crisi che probabilmente affrontata con maggior coraggio da parte degli istituti di credito avrebbe potuto avere effetti ben più limitati.
Sono le banche infatti ad essere messe sul banco d'accusa dalla relazione di Draghi, senza forzare i toni, com'è nello stile del governatore, eppure in modo perentorio. "Il tasso di crescita del credito alle imprese non finanziarie si è annullato, era del 12 per cento un anno prima, nello stesso modo continuano a rallentare anche i prestiti alle famiglie".
Settori particolarmente colpiti dalla stretta del credito l'industriale e il commerciale.
"Minori investimenti industriali e immobiliari, minori consumi di beni e servizi spiegano parte del rallentamento. Ma è anche l'offerta di finanziamenti delle banche ad aver decelerato, innanzitutto per le difficoltà di provvista a medio e a lungo termine e per l'aumento del rischio di credito".
Esemplificativa in questo senso un'indagine condotta dalla Banca d'Italia dalla quale si evince che l'8 per cento delle imprese ha ricevuto un diniego a una richiesta di finanziamento: si tratta del valore più elevato dalla metà degli anni Novanta, specie considerando che un anno fa la quota era inferiore al 3%.
"Oltre il 10 per cento delle imprese dichiara di aver ricevuto, da ottobre, richieste di rimborsi anticipati - ha spiegato Draghi nella sua relazione - Il fenomeno, più intenso nel Mezzogiorno, investe l'intero Paese e riguarda anche aziende di dimensione non piccola".
Mai state "cuor di leone" neppure in tempi in cui il mercato tirava le Banche adesso si sono chiuse a riccio, un male visto che questo frena la ripartenza e limita le possibilità di ripresa del sistema paese.
"Non si puo' chiedere alle banche di allentare la prudenza nell'erogare il credito - ha sottolineato Draghi - Non è nell'interesse della nostra economia un sistema bancario che metta a rischio l'integrità dei bilanci e la fiducia di coloro che gli affidano i propri risparmi.
Quel che si può e si deve chiedere alle nostre banche è di affinare la capacità' di riconoscere il merito di credito nelle presenti, eccezionali circostanze".
Due le possibili soluzioni: in primis favorire le iniziative di potenziamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese recentemente adottate dal Governo, poi valutare l'ipotesi di estendere, come in altri paesi, le forme di garanzia pubblica sui prestiti a una più ampia compagine di imprese.
La fiducia non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile".
2009-05-29 Roberto Canali
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