Per colpa del "Benaltrismo" adesso rischiamo di perdere il treno dell'energia nucleare
Mentre in Senato si lavora sulla legge che dovrebbe garantire il via libera alle centrali Regioni, Province e Comuni minacciano barricate.

Gli americani chiamano il fenomeno "Not in my backyard", ovvero "non nel mio giardino" un'espressione figurata che da però bene il senso di quello che sta accadendo anche in Italia, un vero e proprio modo di essere assolutamente trasversale a partiti, mode e costumi che ci fa dire sempre no quando a rimetterci per il bene della comunità dobbiamo essere noi.
Il "benaltrismo" insieme alla pizza e al mandolino sembra essere il vero clichè dell'Italia del nuovo millennio, l'avevamo visto con la Tav, l'alta velocità in Val di Susa, che piaceva a tutti tranne ai cittadini dei Comuni dove sarebbe dovuta passare la nuova tratta, sta accadendo di nuovo, e come avrebbe potuto essere altrimenti, con la questione nucleare: utile anzi indispensabile a patto non sia troppo vicino a casa.
E così mentre in Senato prosegue la discussione per l'approvazione del ddl 1195, dedicato in generale al tema delle energie alternative, vedi il nucleare, è già iniziato nel paese il fuggi fuggi da parte di Regione, Province e Comuni, tutti d'accordo sull'indispensabilità del ritorno all'atomo, per garantire il fabbisogno energetico in Italia, a patto naturalmente che le centrali siano ben lontane dai confini del proprio campanile.
A boicottare le centrali non sono solo le amministrazioni targate Pd e Italia dei Valori, contrarie al ritorno al nucleare anche in parlamento, ma anche Regioni, Province e Comuni targati Pdl.
Dalle mappe dell'Enea, risalenti agli anni ?70, da quelle dell?Istituto di geofisica sul rischio sismico e in base alle analisi sul mutamento delle coste le uniche aree sicure sarebbero in Sardegna, Puglia e Piemonte, sulle rive del Po.
Il raffreddamento dei reattori necessita inoltre della vicinanza a fiumi o mare, ma ulteriori complicazioni potrebbero derivare dal riscaldamento globale, che provoca un innalzamento delle acque.
Eventuali impianti residui sarebbero configurabili, sempre per le medesime caratteristiche ambientali, anche in Basilicata, Lazio, Toscana e Sicilia meridionale.
E così in attesa che il Governo renda noto l'elenco dei nuovi insediamenti le proteste e le prese di posizione preventive non hanno tardato a farsi sentire, tra minacce più o meno esplicite di boicottaggio, come quella annunciata dall'assessore all'Ecologia della Puglia, Michele Losappio, che ha già programmato nel corso del prossimo ordine del giorno del Consiglio Regionale, una netta presa di posizione contro la possibilità da parte del Governo d'individuare insediamenti atti alla costruzione di centrali nucleari.
Battaglia annunciata dunque, tanto che lo stesso esecutivo, proprio per mettere le mani avanti di fronte alle barricate delle pubbliche amministrazione, sembra intenzionato ad agire a colpi di decreti, dando mano libera ai consorzi coinvolti nella costruzione delle centrali che potranno così avvalersi di procedure velocizzate.
L?autorizzazione unica sostituirà infatti tutte le licenze necessarie ad eccezione della Via, Valutazione di impatto ambientale, e della Vas, Valutazione ambientale strategica.
Entro breve a questo scopo sarà istituita l'Agenzia per la sicurezza del nucleare, che si baserà sulle strutture dell'attuale Dipartimento nucleare rischio tecnologico e industriale e sui fondi dell'Enea.
L'Agenzia svolgerà i compiti di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo, l'autorizzazione ai fini della sicurezza, la gestione dei rifiuti radioattivi.
E nel caso la protesta dovesse assumere i contorni di una rivolta di piazza è già al vaglio la possibilità di ricorrere all'esercito, un po' come si è fatto nella recente emergenza rifiuti a Napoli, con funzioni di vigilanza sulla costruzione, l'esercizio e la salvaguardia degli impianti.
Contro il "benaltrismo" insomma l'unica soluzione sembrano essere le maniere forti, con buona pace di chi si era illuso che almeno una volta nel Belpaese si superassero gli steccati ideologici e di fronte ai postumi di una delle crisi più gravi dell'economia mondiale la possibilità di attingere all'energia a buon mercato facesse gola a tutti.
Il "benaltrismo" insieme alla pizza e al mandolino sembra essere il vero clichè dell'Italia del nuovo millennio, l'avevamo visto con la Tav, l'alta velocità in Val di Susa, che piaceva a tutti tranne ai cittadini dei Comuni dove sarebbe dovuta passare la nuova tratta, sta accadendo di nuovo, e come avrebbe potuto essere altrimenti, con la questione nucleare: utile anzi indispensabile a patto non sia troppo vicino a casa.
E così mentre in Senato prosegue la discussione per l'approvazione del ddl 1195, dedicato in generale al tema delle energie alternative, vedi il nucleare, è già iniziato nel paese il fuggi fuggi da parte di Regione, Province e Comuni, tutti d'accordo sull'indispensabilità del ritorno all'atomo, per garantire il fabbisogno energetico in Italia, a patto naturalmente che le centrali siano ben lontane dai confini del proprio campanile.
A boicottare le centrali non sono solo le amministrazioni targate Pd e Italia dei Valori, contrarie al ritorno al nucleare anche in parlamento, ma anche Regioni, Province e Comuni targati Pdl.
Dalle mappe dell'Enea, risalenti agli anni ?70, da quelle dell?Istituto di geofisica sul rischio sismico e in base alle analisi sul mutamento delle coste le uniche aree sicure sarebbero in Sardegna, Puglia e Piemonte, sulle rive del Po.
Il raffreddamento dei reattori necessita inoltre della vicinanza a fiumi o mare, ma ulteriori complicazioni potrebbero derivare dal riscaldamento globale, che provoca un innalzamento delle acque.
Eventuali impianti residui sarebbero configurabili, sempre per le medesime caratteristiche ambientali, anche in Basilicata, Lazio, Toscana e Sicilia meridionale.
E così in attesa che il Governo renda noto l'elenco dei nuovi insediamenti le proteste e le prese di posizione preventive non hanno tardato a farsi sentire, tra minacce più o meno esplicite di boicottaggio, come quella annunciata dall'assessore all'Ecologia della Puglia, Michele Losappio, che ha già programmato nel corso del prossimo ordine del giorno del Consiglio Regionale, una netta presa di posizione contro la possibilità da parte del Governo d'individuare insediamenti atti alla costruzione di centrali nucleari.
Battaglia annunciata dunque, tanto che lo stesso esecutivo, proprio per mettere le mani avanti di fronte alle barricate delle pubbliche amministrazione, sembra intenzionato ad agire a colpi di decreti, dando mano libera ai consorzi coinvolti nella costruzione delle centrali che potranno così avvalersi di procedure velocizzate.
L?autorizzazione unica sostituirà infatti tutte le licenze necessarie ad eccezione della Via, Valutazione di impatto ambientale, e della Vas, Valutazione ambientale strategica.
Entro breve a questo scopo sarà istituita l'Agenzia per la sicurezza del nucleare, che si baserà sulle strutture dell'attuale Dipartimento nucleare rischio tecnologico e industriale e sui fondi dell'Enea.
L'Agenzia svolgerà i compiti di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo, l'autorizzazione ai fini della sicurezza, la gestione dei rifiuti radioattivi.
E nel caso la protesta dovesse assumere i contorni di una rivolta di piazza è già al vaglio la possibilità di ricorrere all'esercito, un po' come si è fatto nella recente emergenza rifiuti a Napoli, con funzioni di vigilanza sulla costruzione, l'esercizio e la salvaguardia degli impianti.
Contro il "benaltrismo" insomma l'unica soluzione sembrano essere le maniere forti, con buona pace di chi si era illuso che almeno una volta nel Belpaese si superassero gli steccati ideologici e di fronte ai postumi di una delle crisi più gravi dell'economia mondiale la possibilità di attingere all'energia a buon mercato facesse gola a tutti.
2009-05-25 Roberto Canali
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