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Ex-Alfa di Arese: dalle auto alle lettere. Penati vorrebbe trasferirvi il centro di smistamento di Roserio.

La Fiat chiude i battenti e le ultime 350 tuteblu se ne vanno, al loro posto capannoni trasformati in depositi e sempre meno operai.
La Fiat chiude i battenti e le ultime 350 tuteblu se ne vanno, al loro posto capannoni trasformati in depositi e sempre meno operai.
Non è questione di destra o sinistra, operaismo o capitalismo, la chiusura di una grande fabbrica non è mai una bella notizia, vi si assiste con lo stesso sconforto e il senso d'impotenza con cui si apprende di un naufragio: il mare che si apre, l'enorme massa di metallo del bastimento che lentamente scompare trascinando con se uomini e mercanzie.
Capita però alle volte che alle navi, come alle persone, non sia riservata una fine definitiva, esistono le secche e o i porti dove invecchiare abbondonate e inutilizzate, con le carcasse che cuociono al sole e si scavano per effetto del vento e della salsedine.
Per i bastimenti è una rarità, per le aree industriali quasi la regola, chi è imprenditore cerca di esserlo fino in fondo e cacciati gli operati e dismesse le linee di produzione c'è da speculare sul recupero dell'area, il che tradotto all'italiana significa riconversione da zona industriale a zona ad uso commerciale o civile.
Un po' quello che sta succedendo all'ex-Alfa di Arese, il grande polo alle porte di Milano nato nel 1961 anche se decisamente sotto una cattiva stella se, dopo aver prodotto Giulia, Alfetta, Giulietta e Alfa 75, nel 2000 ha chiuso i battenti, colpa di un drastico ridimensionamento che ha portato al licenziamento di 14.000 operai, ai quali nel corso degli anni se ne sono aggiunti altri 3.500.
Due milioni e trecentomila metri quadri che dopo il tramonto della grande epopea del biscione (che pure all'interno del grande complesso si era tenuta il proprio centro direzionale e un'officina per il collaudo motori) non hanno goduto vita facile: il rilancio tanto auspicato non si è infatti mai concretizzato e alla fine quei capannoni da cui un tempo uscivano le auto sono diventati sede di microattività produttive e regno di lavoratori con contratti atipici.
E sì che i progetti, anche fantasiosi, non erano mancati: nell'ordine Arese si sarebbe infatti dovuto trasformare in centro ospedaliero, polo per la logistica, quartier generale dei grossisti cinesi di Chinatown per liberare via Sarpi e infine una succursale logistica del Porto di Genova.
Finora il polo ha retto, se non si può dire che abbia vissuto di certo è sopravvissuto alle varie crisi e ai ridimensionamenti, ma adesso che la Fiat sembra essere determinata a mollare il colpo, per colpa della crisi del mercato dell'auto, il rischio è che l'addio delle 550 tute blu residue possa mandare in crisi anche il resto delle aziende impegnate che oggi occupano il polo.
La Fiat attualmente rappresenta una parte minoritaria all'interno del complesso, solo 300mila metri quadri, a fare la parte del leone la Aglar di Marco Brunelli con un milione di metri quadri, 600mila metri quadri alla Aig in joint-venture con la Lincoln Real Estate (con l'obiettivo di creare un polo per la logistica da affittare ai privati).
Grandi spazi utilizzati più che altro come depositi e magazzini, con un numero molto basso di operatori, la grande nave insomma per usare la metafora di prima non è affondata ma di sicuro si è spiaggiata.
L'ultimo a cercare di restituirla al mare, non si sa quanto per convinzione e quanto per opportunità politica, è il presidente della provincia di Milano, Filippo Penati, che per risolvere i problemi logistici del polo di smistamento di Poste Italiane a Roserio ha proposto di trasferirlo in blocco proprio ad Arese.
Posizionato troppo a ridosso rispetto alla Fiera di Rho-Pero, il centro postale di Roserio soffre della mole immensa di traffico che ogni giorno si dipana lungo la tangenziale.
La soluzione secondo Penati potrebbe essere quella di spostare tutto ad Arese, l'intesa preliminare con i vertici di poste italiane ci sarebbe già, mentre per quel che concerne la tempisti il trasferimento dovrebbe avvenire entro i prossimi 2/3 anni.
Forse l'ultima possibilità per l'ex Alfa di Arese di recuperare una sua funzionalità, prima di trasformarsi definitivamente in un deserto di capannoni o cambiare pelle e ricoprirsi di palazzi e case.

2009-04-03 Roberto Canali


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