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Roma

Trentasei piani per Renzo Piano e Torino insorge

Fa discutere e divide il nuovo grattacielo, sede di Intesa San Paolo, firmato dal grande architetto Genovese nella città della Mole.
Fa discutere e divide il nuovo grattacielo, sede di Intesa San Paolo, firmato dal grande architetto Genovese nella città della Mole.
Grattacielo o grattacapo? A porsi l'interrogativo sono i vertici del gruppo "Intesa San Paolo", alle prese con il montare delle proteste legate alla realizzazione del nuovo quartiere generale del gruppo, un grande palazzo di 36 piani, destinato a trasformare definitivamente lo skyline della città di Torino.
Più basso di soli 74 centimetri rispetto alla Mole che da sempre è il simbolo della città, il grande palazzo è stato progettato da una firma eccellente, Renzo Piano, al quale però i torinesi non sembrano disposti a perdonare il progetto della grande torre, temuta per l'impatto eccessivo che potrebbe avere sulle abitudini di una comunità da sempre gelosa delle proprie tradizioni.
Un dissenso via via crescente con l'avvicinarsi della presentazione del progetto, originariamente fissata per il 31 marzo, data in cui Renzo Piano e i suoi collaboratori dovrebbero presentare i dettagli dell'intervento. Se infatti in un primo momento la presenza dell'archistar e della sua equipe era stata annunciata in pompa magna, l'avvicinarsi della data di presentazione e soprattutto il clamore delle proteste da parte di cittadini e ambientalisti, sembra aver indotto i vertici di San Paolo verso più miti consigli e un basso profilo.
Tanto che sembra essere indubbio addirittura la stessa posa della prima pietra. Nell'attesa trapelano sempre più particolari legati al mega-progetto, sviluppato su 36 piani, 33 dei quali destinati ad uffici e in grado di ospitare fino a 3mila persone, mentre al primo piano troverà posto una grande hall e un auditorium.
Sulla vetta gli ultimi tre piani saranno riservati ad ospitare bar, ristoranti e una pinacoteca.
Un ristorante top-level, non fosse altro per l'altezza, che sarà diretto molto probabilmente da un cuoco stellato Michelin.
I costi del nuovo intervento sono naturalmente proporzionati alla sua maestosità: dai 230 ai 240 milioni di euro.
Un braccio di ferro dagli esiti fin troppo scontati quello tra fautori e scettici, con i secondi che se pur destinati ad arrendersi meritano senza dubbio la palma della fantasia per le iniziative di protesta, pacifica, promosse contro la mega-opera.
L'ultima in ordine cronologico è la decisione di piantare alberi nell'area adiacente al futuro cantiere: susini "abusivi" contro la decisione del Comune di autorizzare l'opera. L'albero vero contro quello di "trenta piani", pardon trentasei, come cantava quarant'anni fa Adriano Celentano.

2009-03-24 Roberto Canali


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