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Roma

La casa ? magia, non c'? spazio per il trucco o per l'inganno

Questo ? il momento del silenzio, il momento di lasciare che il tempo faccia il suo corso, senza dimenticare che l'economia reale ? il principale malato colpito dal cancro finanziario.
Non c'? poi tanto da dire, tanto da scoprire tra le pieghe dei maggiori fallimenti della storia finanziaria mondiale, non importa quanto dovranno scendere ancora i mercati prima di trovare un punto di equilibrio, non dobbiamo dimenticarci che ogni giorno, ogni mese, ogni anno di crisi che verr? inonderanno le nostre esistenze ed in particolare i "sotterranei dell'Umanit?"!
Senza dimenticare inoltre che dietro la fine di un?impresa resta impressa la tragedia di uomini e donne che hanno definitivamente perso il loro posto di lavoro, uomini e non numeri da aggiungere al pallottoliere della disoccupazione, zero virgola su, zero virgola gi?!
Nel mondo ? tutto un'appello al consumo, di consumo attraverso la riduzione delle tasse, attraverso la riduzione dell'iva, attraverso l'indebitamento, attraverso ogni magia magari finanziaria per sostenere il consumo, nessuno che parli di redistribuzione dei redditi, nessuno che parli di consumi sostenibili, nessuno che parli di consumo critico, nessuno che parli di consumi come una risorsa, ma che oggi sono solo una droga in una societ? che deve essere rifondata, nei suoi meccanismi di base.
Il consumo non ? altro che un ingrediente del processo economico, se oggi qualcuno parla di risparmio viene lapidato nella pubblica piazza, ogni ingrediente ha il suo giusto peso, l'economia funziona cosi non pu? essere cambiata, ma vi sono ingredienti da dieta mediterranea ed ingredienti da obesit? permanente!
Il consumo esponenziale, in maniera particolare a debito ? stato uno dei principali motori di questa crescita irrazionale, in fondo si riparte dagli stessi errori sempre e solo consumi, ma questa volta non solo gli americani ma forse anche gli italiani opteranno per il risparmio, qualunque piano verr? attuato.
Nel capitalismo di oggi, nel mitico libero mercato, non ? pi? ammesso fallire, non ? possibile lasciare alle forze del mercato il compito di premiare i comportamenti virtuosi, la finanza ha definitivamente preso in ostaggio l'economia e la democrazia, le vite di milioni di esseri umani.
Il libero mercato?! In fondo il capitalismo ? quanto di meglio abbiamo nel peggio che questa economia pu? produrre, si perch? in fondo le crisi ci sono e ci saranno sempre, sono solo semplici malattie che aiutano a liberare l'organismo dalle tossine dell'irrazionalit? di turno. Sarebbe meglio dire da danni che menti folli e dementi hanno saputo creare con la loro invisibile mano libera di fare qualunque cosa. La responsabilit? sociale di un'impresa, per loro, ? tempo perso, ? un granello di sabbia nell'ingranaggio del profitto, profitto diretto alla soddisfazione degli azionisti, nessun accenno al capitale umano uno strumento e non un risorsa per raggiungere il profitto.
Ma anche tra gli economisti l?ideologia ? dura a morire, ogni qualvolta si parla di economia di mercato essi rimangono radicati nelle loro convinzioni, perch? in fondo pensano che questa sia una delle tante crisi passate, peccato che non sar? cosi questa volta.
Ci vorrebbero etica ed economia sociale, ma oggi servono soluzioni e le soluzioni di questi signori sono sempre quelle consumi, consumi e consumi, esponenziali magari a debito come il passato insegna..... E per chi pensa ...
"Quando ci lamentiamo per gli effetti che la crisi americana ha sulla nostra crescita e sui nostri risparmi non dovremmo scordare i benefici di cui abbiamo goduto. ... ma, ancora una volta, prima di puntare il dito contro il sistema finanziario che ha consentito loro di farlo, non dimentichiamo che senza quei consumi le nostre economie sarebbero cresciute molto pi? lentamente."
Dovremmo rispondere ... si saremo cresciuti pi? lentamente, ci saremo occupati pi? di noi stessi, di umanit? e la crescita sarebbe stata pi? forte e sostenibile nel lungo termine!
Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, torno a ribadire che questa crisi figlia della demenziale finanza creativa di questa epoca ? nata dall'eccesso immobiliare, non dall?immobiliare come industria o dalla sacrosanta esigenza di investire i propri risparmi, e a sua volta non vedr? alcuna luce in fondo al tunnel, sino a quando questo eccesso non ritrover? il suo naturale equilibrio.
Il fenomeno "subprime" ? solo stato l'innesco di questa grande depressione immobiliare, il passato di un fenomeno che all'orizzonte potrebbero assumere altre sembianze e dimostrarsi un nuovo tornado in grado di prolungare le conseguenze sull'economia reale, Questo ? il risultato di un modello quello "subprime" e non solo esportato nei paesi anglosassoni che per fortuna non ? riuscito a "infettare" completamente il nostro sistema.
Non vi ? nulla di sorprendente in questa dinamica, abbiamo una grande deflazione immobiliare in contemporanea con una stretta del credito di dimensioni epocali, un record di rinuncia al riscatto della casa per chi non pu? pagare il mutuo che a sua volta alimenta l'eccesso di inventario di case invendute, che costringono i costruttori a rallentare l'avvio di nuovi cantieri. Inoltre negli ultimi mesi la disoccupazione ? accelerata drammaticamente con conseguenze inevitabili sulla dinamica dei pignoramenti.
Essere ricchi non ? una colpa, voler risparmiare o investire i propri risparmi nel mattone non ? un peccato. Oltretutto, il mattone, ? sempre stata l?unica forma di ?risparmio gestito? che non ha mai tradito e non tradir? mai perch? ? comprare ?la terra? e questa ? un bisogno dell?uomo e non perder? mai valore. Ma non bisogna essere comunisti per parlare di etica ed economia sociale se vogliamo dare un futuro alla nostra storia.

2008-12-01 Giovanni Pivetta


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