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Tasso variabile: double risk

Circa quattro anni fa "impazzava" la mania del mutuo a tasso variabile, spesso consigliato da molti istituti bancari.
Infatti alla fine del 2007 circa il 75% dei prestiti per comprar casa risultava con la formula del variabile.
I dati, forniti da un'indagine effettuata dall'Ufficio Studi della Banca d'Italia, rilevano come ora i finanziamenti a tasso variabile concessi nel 2004 abbiano più del doppio delle probabilità rispetto a quelli a tasso fisso di andare in sofferenza.
Se "Rischio a due" è il titolo di un celebre film con Al Pacino, nella realtà la pellicola è ben diversa: il rischio è unilaterale, ed è massimo per i prestiti erogati nel 2005, quando i tassi di interesse erano ai minimi storici.
Ma da allora la "roulette" del mutuo ha iniziato a girar male: il tasso medio sui finanziamenti variabili è cresciuto dal 3,7% al 6,3% di un mese fa.
I tassi "bassi" e il boom dell'immobiliare hanno fatto sì che nel quadriennio in esame la banche italiane abbiano erogato mutui per 60 miliardi di euro l'anno, anche ad una fascia di clientela finanziariamente più fragile: una sorta di "mini subprime".
Questo ha fatto sì che il rischio medio di sofferenza aumentasse.
Infatti come si evince dallo studio di Bankitalia alla fine del 2007 il 3,5% dei mutui aveva registrato un ritardo nel pagamento di una o più rate, l'1,2% era classificato come incagliato e lo 0,63% era andato in sofferenza.
In pratica 5 mutui su cento vivevano una situazione poco felice, ma si può scommettere che dieci mesi dopo la cifra sia ben superiore.

2008-11-17 Stefano Pulici


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