Sulla sicurezza non si "sgarra"

Sicurezza e cantieri, due termini che spesso non vanno d'accordo, almeno a giudicare dall'incidenza degli incidenti sul lavoro che ancor oggi flagellano i cantieri, malgrado l'introduzione negli ultimi anni di leggi normative sempre più specifiche e figure delegate al controllo.
Basti pensare che solo nello scorso anno sono stati 235 i morti sul lavoro registrati nel settore delle costruzioni, un numero "appena migliore" di quello registrato nel 2006 (258 incidenti mortali), tra le vittime una su sei (16,6%) è immigrata.
In testa a questa triste classifica c'è purtroppo la Lombardia, dove a causa dell'alto numero dei cantieri sono morti 43 lavoratori. Una battaglia in nome della sicurezza che vede in prima linea anche il mondo delle imprese, impegnate da anni per rendere i cantieri luoghi di lavoro sicuri.
Una sfida che oggi ha dalla sua uno strumento normativo in più, il "Testo Unico sulla Sicurezza" approvato con il decreto legislativo 81 del 9 aprile scorso, presentato nei giorni scorsi nel corso di un convegno indetto dalla Assimpredil Ance a Monza.
"Si tratta di uno strumento che contiene degli aspetti indubbiamente apprezzabili - ha commentato l'architetto Alfonso Cioffi, consulente di Assimpredil - in particolare per quanto riguarda la riorganizzazione e il coordinamento di una materia estremamente eterogenea e stratificata dal punto di vista normativo.
In qualità di operatori del settore ci saremmo però attesi qualcosa di più dal punto di vista della tutela dei lavoratori in un quadro di certezze, semplicità, coerenza ed equilibrio".
Il testo unico emanato dal Governo, invece, prevede pesanti sanzioni (ammistrative e penali) non solo per le inadempienze sostanziali, quelle cioè che mettono in pericolo l'incolumità dei lavoratori, ma anche per quelle meramente formali, senza una vera proporzione tra l'entità della sanzione e la gravità dell'inadempienza.
"Il decreto non offre alcuna risposta alla necessità delle imprese di poter contare su prescrizioni chiare e puntuali - specifica Cioffi - eliminando quell'alea che purtroppo continua a condizionare questo settore.
La colpa di questa situazione è probabilmente dovuta ad una consultazione incerta e tardiva, che non ha realmente coinvolto le organizzazioni imprenditoriali, delegando la soluzione di numerose problematiche all'esercizio dell'autonomia collettiva".
A essere maggiormente penalizzate le pmi subordinate, alla luce della nuova normativa, agli stessi adempimenti formali e documentali a carico delle grandi aziende.
"Purtroppo questo è uno degli elementi più contraddittori visto che è impensabile chiedere anche ad aziende piccole, spesso per interventi molto limitati, la stessa documentazione necessaria per grandi cantieri.
Tanto più che ci troviamo di fronte a normative che in alcuni casi escludono addirittura la sanzione pecuniaria e prevedono esclusivamente l?arresto.
Da questo punto di vista si tratta quindi di un testo assolutamente perfettibile - conclude Alfonso Cioffi - una base di partenza sulla quale avviare un confronto, unitamente alle altre associazioni di categoria e i lavoratori, per riuscire a rendere finalmente sicuro questo settore.
Negli ultimi anni molti passi avanti sono stati fatti in questa direzione e sono sicuro che ci sono i margini per poter progredire ancora, visto che l'obiettivo della sicurezza è la vera priorità, anche dal punto di vista di chi fa impresa in questo settore".
Basti pensare che solo nello scorso anno sono stati 235 i morti sul lavoro registrati nel settore delle costruzioni, un numero "appena migliore" di quello registrato nel 2006 (258 incidenti mortali), tra le vittime una su sei (16,6%) è immigrata.
In testa a questa triste classifica c'è purtroppo la Lombardia, dove a causa dell'alto numero dei cantieri sono morti 43 lavoratori. Una battaglia in nome della sicurezza che vede in prima linea anche il mondo delle imprese, impegnate da anni per rendere i cantieri luoghi di lavoro sicuri.
Una sfida che oggi ha dalla sua uno strumento normativo in più, il "Testo Unico sulla Sicurezza" approvato con il decreto legislativo 81 del 9 aprile scorso, presentato nei giorni scorsi nel corso di un convegno indetto dalla Assimpredil Ance a Monza.
"Si tratta di uno strumento che contiene degli aspetti indubbiamente apprezzabili - ha commentato l'architetto Alfonso Cioffi, consulente di Assimpredil - in particolare per quanto riguarda la riorganizzazione e il coordinamento di una materia estremamente eterogenea e stratificata dal punto di vista normativo.
In qualità di operatori del settore ci saremmo però attesi qualcosa di più dal punto di vista della tutela dei lavoratori in un quadro di certezze, semplicità, coerenza ed equilibrio".
Il testo unico emanato dal Governo, invece, prevede pesanti sanzioni (ammistrative e penali) non solo per le inadempienze sostanziali, quelle cioè che mettono in pericolo l'incolumità dei lavoratori, ma anche per quelle meramente formali, senza una vera proporzione tra l'entità della sanzione e la gravità dell'inadempienza.
"Il decreto non offre alcuna risposta alla necessità delle imprese di poter contare su prescrizioni chiare e puntuali - specifica Cioffi - eliminando quell'alea che purtroppo continua a condizionare questo settore.
La colpa di questa situazione è probabilmente dovuta ad una consultazione incerta e tardiva, che non ha realmente coinvolto le organizzazioni imprenditoriali, delegando la soluzione di numerose problematiche all'esercizio dell'autonomia collettiva".
A essere maggiormente penalizzate le pmi subordinate, alla luce della nuova normativa, agli stessi adempimenti formali e documentali a carico delle grandi aziende.
"Purtroppo questo è uno degli elementi più contraddittori visto che è impensabile chiedere anche ad aziende piccole, spesso per interventi molto limitati, la stessa documentazione necessaria per grandi cantieri.
Tanto più che ci troviamo di fronte a normative che in alcuni casi escludono addirittura la sanzione pecuniaria e prevedono esclusivamente l?arresto.
Da questo punto di vista si tratta quindi di un testo assolutamente perfettibile - conclude Alfonso Cioffi - una base di partenza sulla quale avviare un confronto, unitamente alle altre associazioni di categoria e i lavoratori, per riuscire a rendere finalmente sicuro questo settore.
Negli ultimi anni molti passi avanti sono stati fatti in questa direzione e sono sicuro che ci sono i margini per poter progredire ancora, visto che l'obiettivo della sicurezza è la vera priorità, anche dal punto di vista di chi fa impresa in questo settore".
2008-10-06 Roberto Canali
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