Caro-rata: pesa sui bilanci familiari?
Il rialzo dei tassi di interesse dei mutui, conseguenza dell'aumento del denaro voluto dalla Bce peserà, e non poco, sui bilanci delle famiglie italiane.
Soprattutto per i nuclei che non hanno redditi alti e sono più esposti all'indebitamento.
Secondo i dati del Censis, infatti, sono circa 530mila le famiglie in difficoltà per l'aumento delle rate.
Di queste 420mila sono esposte al rialzo dei tassi e circa 100mila stanno già fronteggiando l'insolvenza.
Tre anni di crisi finanziarie e relative mosse della Bce sono costate un aumento di 2mila euro all'anno per le rate di un mutuo trentennale da 100mila euro.
Continuando con i numeri, secondo la Banca d'Italia sono 332mila le famiglie sui cui bilanci le rate del credito pesano per un terzo dello stipendio mensile. Addirittura ci sono casi in cui le rate dei debiti per i finanziamenti superano il 50% dei redditi.
Dati che non sono incoraggianti se si pensa che nel 2006, esaminando solo i nuclei indebitati, il servizio del debito sui mutui della prima casa era pari al 17%, contro il 12% del 2000.
Un aumento non indifferente che se da un lato mette in crisi tantissime famiglie, dall'altro potrebbe essere utile per chi investe in strumenti finanziari di liquidità legati ai tassi e ai rendimenti dei titoli di Stato.
Soprattutto per i nuclei che non hanno redditi alti e sono più esposti all'indebitamento.
Secondo i dati del Censis, infatti, sono circa 530mila le famiglie in difficoltà per l'aumento delle rate.
Di queste 420mila sono esposte al rialzo dei tassi e circa 100mila stanno già fronteggiando l'insolvenza.
Tre anni di crisi finanziarie e relative mosse della Bce sono costate un aumento di 2mila euro all'anno per le rate di un mutuo trentennale da 100mila euro.
Continuando con i numeri, secondo la Banca d'Italia sono 332mila le famiglie sui cui bilanci le rate del credito pesano per un terzo dello stipendio mensile. Addirittura ci sono casi in cui le rate dei debiti per i finanziamenti superano il 50% dei redditi.
Dati che non sono incoraggianti se si pensa che nel 2006, esaminando solo i nuclei indebitati, il servizio del debito sui mutui della prima casa era pari al 17%, contro il 12% del 2000.
Un aumento non indifferente che se da un lato mette in crisi tantissime famiglie, dall'altro potrebbe essere utile per chi investe in strumenti finanziari di liquidità legati ai tassi e ai rendimenti dei titoli di Stato.
2008-09-22 Stefano Pulici
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